La classe E segnala consumi migliorabili ma non necessariamente una casa da ristrutturare subito
- Classe intermedia-bassa nella scala italiana da A4 a G.
- È calcolata sull’indice EPgl,nren, espresso in kWh/m² anno.
- Non corrisponde a una soglia fissa uguale per tutti gli edifici.
- Le bollette reali dipendono da impianti, clima, tariffe e comportamento.
- Isolamento, generatore e regolazione possono migliorare sensibilmente la prestazione.
A cosa corrisponde la classe energetica E
La classe energetica E corrisponde a un edificio con una prestazione energetica inferiore alle classi A, B, C e D, ma ancora migliore rispetto alle classi F e G. In pratica, è una situazione abbastanza comune negli immobili costruiti diversi anni fa e non sottoposti a una riqualificazione completa.La classificazione non si basa soltanto sui consumi registrati nelle bollette. Il tecnico calcola il fabbisogno energetico dell’immobile secondo condizioni standard e lo confronta con quello di un edificio di riferimento, cioè un fabbricato con la stessa geometria ma caratteristiche tecnologiche definite dalla normativa.
Secondo le linee guida italiane, la classe E si colloca oltre il 200% e fino al 260% del valore di riferimento. Questo dato spiega perché non esista un numero fisso di kWh/m² anno valido per tutte le case in classe E. La soglia cambia in base a zona climatica, forma dell’edificio, superficie disperdente e impianti.
| Classe | Rapporto con l’edificio di riferimento | Indicazione pratica |
|---|---|---|
| A4 | Fino al 40% | Prestazione eccellente |
| A3 | Oltre il 40% e fino al 60% | Prestazione molto elevata |
| A2 | Oltre il 60% e fino all’80% | Prestazione elevata |
| A1 | Oltre l’80% e fino al 100% | Edificio efficiente |
| B | Oltre il 100% e fino al 120% | Buona efficienza |
| C | Oltre il 120% e fino al 150% | Prestazione discreta |
| D | Oltre il 150% e fino al 200% | Prestazione media |
| E | Oltre il 200% e fino al 260% | Prestazione migliorabile |
| F | Oltre il 260% e fino al 350% | Prestazione bassa |
| G | Oltre il 350% | Prestazione molto bassa |
Che cosa misura davvero l’APE
L’APE, cioè l’Attestato di Prestazione Energetica, assegna la classe attraverso l’indice EPgl,nren. La sigla indica la prestazione energetica globale non rinnovabile e comprende, secondo la destinazione d’uso dell’edificio, il contributo di riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione e altri servizi considerati dal calcolo.
Se un appartamento di 100 m² presenta un EPgl,nren di 180 kWh/m² anno, il valore teorico complessivo è pari a 18.000 kWh di energia primaria non rinnovabile all’anno. Non significa però che l’utente troverà in bolletta esattamente 18.000 kWh, perché l’indice non coincide automaticamente con il gas o con l’elettricità acquistati.
Io considero questo uno dei punti più importanti da chiarire. L’APE serve a confrontare immobili secondo un metodo uniforme, non a prevedere con precisione la spesa della singola famiglia. Una casa in classe E abitata da una persona attenta ai consumi può spendere meno di una casa in classe D riscaldata molto e mantenuta a temperature elevate.
Classe energetica e bollette non sono la stessa cosa
Il costo reale dipende dal combustibile utilizzato, dal rendimento della caldaia o della pompa di calore, dai prezzi dell’energia e dalle ore di funzionamento. Contano anche l’esposizione, il piano dell’appartamento, la presenza di pareti confinanti con altre unità e la qualità della regolazione.
Per stimare la spesa in modo credibile bisogna quindi partire dall’APE, controllare i consumi storici e verificare gli impianti. Moltiplicare semplicemente i kWh dell’APE per il prezzo del gas porta spesso a un risultato fuorviante.

Perché una casa finisce in classe E
La classe E può dipendere da una combinazione di fattori, non da un solo difetto. Negli immobili esistenti trovo spesso pareti poco isolate, serramenti datati e impianti inefficienti, magari installati in epoche diverse senza un progetto energetico complessivo.
- Involucro edilizio debole, con dispersioni attraverso pareti, copertura, pavimenti e ponti termici.
- Finestre poco performanti, soprattutto con vetro singolo o telai non più ermetici.
- Caldaia vecchia o sistema di emissione non regolato correttamente.
- Assenza di isolamento sul tetto, un problema particolarmente evidente negli ultimi piani.
- Produzione di acqua calda poco efficiente oppure tubazioni non isolate.
- Uso limitato o assente di fonti rinnovabili, come fotovoltaico o solare termico.
Non tutti gli interventi hanno lo stesso peso. Cambiare soltanto i serramenti può migliorare il comfort e ridurre gli spifferi, ma non sempre permette di fare un salto significativo di classe. In molti casi, la combinazione tra regolazione dell’impianto, isolamento e generatore efficiente produce risultati più equilibrati.
Quanto consuma una casa in classe E
Non esiste una bolletta standard associata alla classe E. Una villetta indipendente in una zona climatica fredda può avere consumi molto diversi da quelli di un appartamento centrale in una città dal clima mite, anche se entrambi risultano in classe E.
Per fare una valutazione concreta, controllerei nell’APE questi elementi:
- EPgl,nren, per conoscere il valore energetico calcolato.
- Superficie utile, perché il dato è espresso per metro quadrato.
- Zona climatica e condizioni locali dell’immobile.
- Tipo di impianto, combustibile e rendimento stagionale.
- Raccomandazioni del certificatore, che indicano gli interventi più efficaci.
Un esempio può aiutare. Due appartamenti di 80 m² in classe E possono avere lo stesso livello di classificazione, ma il primo può essere interno, con tre lati confinanti e una caldaia a condensazione; il secondo può essere un ultimo piano con copertura poco isolata e impianto tradizionale. La lettera è uguale, il comportamento energetico quotidiano può essere molto diverso.
Per questo, quando valuto un immobile, non mi fermo mai alla lettera riportata nell’annuncio. Chiedo sempre il valore EPgl,nren, la data dell’APE e gli interventi già eseguiti. Sono informazioni molto più utili per capire il margine di miglioramento.
Come migliorare una casa dalla classe E
Il primo passo è evitare interventi scelti soltanto perché sono popolari. Serve una diagnosi energetica o almeno una valutazione tecnica dell’involucro e degli impianti, così da capire dove si perde davvero energia.
Gli interventi sull’involucro
La coibentazione del tetto o del solaio verso locali freddi può essere conveniente quando l’appartamento si trova all’ultimo piano o sopra spazi non riscaldati. Il cappotto esterno è più completo, ma richiede spazio, autorizzazioni, coordinamento condominiale e un investimento maggiore.
La sostituzione degli infissi aiuta soprattutto quando i serramenti sono molto vecchi. Non è però una soluzione universale: se il problema principale è una copertura dispersiva o una caldaia inefficiente, il solo cambio delle finestre può offrire un risultato più limitato del previsto.Leggi anche: XPS in edilizia - dove usarlo e come sceglierlo
Gli interventi sugli impianti
La sostituzione del generatore, l’installazione di valvole termostatiche e una corretta regolazione della temperatura possono ridurre i consumi senza modificare radicalmente l’edificio. Una pompa di calore può essere interessante, ma funziona meglio con involucro adeguato, terminali compatibili e corretto dimensionamento.
Anche il fotovoltaico può migliorare la prestazione calcolata, ma non risolve da solo le dispersioni. Produrre energia in sito è utile, però una casa che disperde molto calore continuerà ad avere un problema di efficienza dell’involucro.
La classe E è un problema per comprare o affittare casa
Una casa in classe E non è automaticamente da scartare e non significa che l’immobile sia fuori norma. La valutazione dipende dal prezzo, dallo stato degli impianti, dai lavori necessari e dalla possibilità concreta di intervenire.
Prima di acquistare, confronterei almeno tre dati: costo dell’immobile, spesa energetica storica e preventivo degli interventi. Un appartamento in classe E venduto a un prezzo coerente e con lavori semplici può essere più interessante di un immobile in classe D con impianti prossimi alla sostituzione.
Per la locazione, la classe energetica aiuta a stimare il comfort e i costi di gestione, ma non basta a prevedere l’importo delle bollette. Conviene verificare anche il tipo di riscaldamento, la presenza di contabilizzazione individuale, l’esposizione e la qualità degli infissi.
Come leggere la classe E senza farsi ingannare dalla sola lettera
La classe E indica una prestazione migliorabile, non una diagnosi completa dell’edificio. Per interpretarla bene bisogna leggere l’APE come un documento tecnico, controllando indice energetico, impianti, raccomandazioni e data di emissione.
La mia regola pratica è semplice: prima si riducono le dispersioni, poi si scelgono gli impianti. Con questa sequenza è più facile evitare spese scollegate tra loro e ottenere un miglioramento reale del comfort, dei consumi e del valore dell’immobile.
Se la casa è in classe E, il passo più utile consiste nel far stimare a un tecnico gli interventi con il miglior rapporto tra costo, risparmio e fattibilità. La lettera può cambiare, ma il risultato che conta davvero è una casa più confortevole e meno dipendente dall’energia acquistata.