Un capitolato può chiedere un’EPD, mentre il committente parla di consumi energetici dell’edificio: sono due esigenze diverse e confonderle porta facilmente a scegliere il documento sbagliato. In Italia l’EPD riguarda soprattutto l’impatto ambientale di materiali e prodotti, mentre la prestazione energetica dell’immobile viene descritta dall’APE. Qui chiarisco la differenza, il ruolo delle norme, la procedura per ottenere una dichiarazione e i criteri pratici per confrontare cemento, acciaio, isolanti, cavi e altri componenti.
Le informazioni essenziali per usare correttamente un’EPD
- EPD e APE non sono sinonimi: la prima riguarda il prodotto, il secondo l’edificio.
- Una EPD si basa su una valutazione LCA del ciclo di vita e su una verifica indipendente.
- Per i prodotti da costruzione il riferimento principale è la UNI EN 15804, insieme alla ISO 14025.
- Dal 2 febbraio 2026 sono entrati in vigore i nuovi CAM Edilizia per gli appalti pubblici.
- Un confronto è affidabile solo con stessa unità dichiarata, stessi moduli e stessa PCR.
EPD e APE indicano cose diverse
La sigla EPD significa Environmental Product Declaration, cioè Dichiarazione Ambientale di Prodotto. È una dichiarazione di tipo III che comunica gli impatti ambientali di uno specifico prodotto sulla base di dati LCA verificati. Non assegna semplicemente un voto verde e non dimostra, da sola, che un materiale sia “sostenibile” in assoluto.
Per un edificio o un’unità immobiliare il documento corretto è invece l’APE, Attestato di Prestazione Energetica. L’APE descrive il fabbisogno energetico, la classe energetica e alcuni interventi migliorativi dell’immobile. ENEA raccoglie gli APE nel sistema SIAPE, mentre una EPD viene normalmente pubblicata attraverso un Program Operator come EPDItaly o altri schemi riconosciuti.
| Documento | Oggetto | Chi lo utilizza |
|---|---|---|
| EPD | Materiale, prodotto o servizio e relativi impatti ambientali lungo il ciclo di vita | Produttori, progettisti, imprese, stazioni appaltanti |
| APE | Edificio o unità immobiliare e prestazione energetica | Proprietari, acquirenti, locatori, tecnici e amministrazioni |
| DoP | Prestazione del prodotto da costruzione rispetto ai requisiti tecnici applicabili | Fabbricanti, direttori dei lavori e operatori della costruzione |
La distinzione è decisiva. Un cavo con EPD può avere dati ambientali dettagliati, ma non dice quale sarà la classe energetica dell’edificio in cui verrà installato. Al contrario, un APE non permette di sapere quanta CO2 incorporata sia associata al calcestruzzo o all’isolante utilizzato.
Che cosa misura una dichiarazione ambientale di prodotto
Il cuore della EPD è la Life Cycle Assessment, o LCA, cioè l’analisi degli input e degli impatti ambientali associati alle fasi di vita del prodotto. Lo studio considera materie prime, energia, produzione, trasporto, posa, uso, manutenzione, fine vita e possibili benefici oltre il sistema.
Per un materiale strutturale possono essere rilevanti, per esempio, le emissioni legate alla produzione del cemento, alla fusione dell’acciaio, all’estrazione degli aggregati o alla trasformazione del legno. La EPD riporta diversi indicatori, tra cui il potenziale di riscaldamento globale, espresso normalmente in kg di CO2 equivalente, ma anche consumo di risorse, uso dell’acqua, acidificazione ed eutrofizzazione.
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I moduli del ciclo di vita
- A1-A3 coprono l’approvvigionamento delle materie prime, il trasporto verso lo stabilimento e la produzione.
- A4-A5 riguardano il trasporto in cantiere e i processi di costruzione o installazione.
- B descrive la fase d’uso, comprese manutenzione, sostituzione e consumi quando pertinenti.
- C riguarda demolizione, trasporto dei rifiuti, trattamento e smaltimento.
- D può indicare benefici o carichi oltre il confine del sistema, per esempio il recupero di materiali.
Non tutte le EPD includono gli stessi moduli. Un produttore può pubblicare una dichiarazione “cradle to gate”, dalla culla al cancello dello stabilimento, oppure una valutazione più ampia. Un valore A1-A3 non è confrontabile automaticamente con un valore che include anche trasporto, posa e fine vita.
Per questo considero l’EPD uno strumento tecnico, non una brochure commerciale. Il dato ha senso solo se si leggono insieme unità dichiarata, confini del sistema, periodo di riferimento, origine dei dati e regole applicate alla categoria di prodotto.

Come si prepara e si verifica una EPD in Italia
La pubblicazione segue un percorso più articolato della semplice compilazione di una scheda tecnica. Il produttore deve dimostrare come sono stati raccolti e trattati i dati, quali ipotesi sono state adottate e perché il risultato rappresenta davvero il prodotto dichiarato.
- Individuazione della PCR. Le Product Category Rules definiscono le regole specifiche per una categoria, per esempio calcestruzzi, isolanti, cavi o prodotti metallici.
- Studio LCA. Si raccolgono dati su materie prime, consumi energetici, processi produttivi, trasporti, imballaggi e gestione del fine vita.
- Redazione del rapporto. I risultati vengono trasformati in una EPD con unità dichiarata, moduli analizzati, indicatori e informazioni tecniche.
- Verifica indipendente. Un organismo qualificato controlla dati, modello LCA, calcoli e conformità alle regole applicabili.
- Approvazione e pubblicazione. Il Program Operator esamina la documentazione e pubblica la dichiarazione nel proprio database.
Nel caso dei prodotti da costruzione, la struttura metodologica ruota soprattutto attorno a ISO 14025 e UNI EN 15804. La PCR è altrettanto importante, perché stabilisce come calcolare e presentare gli impatti di quella specifica famiglia di prodotti.
Le EPD pubblicate nell’ambito EPDItaly hanno normalmente una validità di cinque anni dalla data di emissione, salvo condizioni diverse indicate nel documento o aggiornamenti dovuti a cambiamenti sostanziali. Prima di allegare una dichiarazione a un’offerta controllerei sempre data di emissione, scadenza, prodotto esatto, sito produttivo e versione della PCR.
Nel 2026 è inoltre in corso un passaggio regolamentare. Fino al 30 settembre 2026 il programma EPDItaly consente il periodo transitorio tra i regolamenti Rev. 6.0 e Rev. 7.1; dal 1° ottobre 2026 le nuove pubblicazioni dovranno seguire la Rev. 7.1 secondo le condizioni applicabili.
Quando l’EPD serve davvero in un progetto italiano
Per la maggior parte dei prodotti non esiste un obbligo generale di possedere una EPD solo per poterli vendere. La dichiarazione diventa però molto utile, e talvolta decisiva, quando il progetto richiede prestazioni ambientali documentate.
Il caso più evidente riguarda gli appalti pubblici soggetti ai CAM Edilizia. Il decreto del 24 novembre 2025, entrato in vigore il 2 febbraio 2026, ha aggiornato i criteri ambientali minimi per progettazione, direzione lavori, manutenzione ed esecuzione degli interventi edilizi. Nei capitolati possono essere richieste EPD conformi alle norme indicate, oppure altre forme documentali ammesse dal criterio specifico.
La EPD può sostenere la verifica del contenuto riciclato, degli impatti ambientali o della prestazione di determinati prodotti, ma non sostituisce automaticamente la Relazione CAM. Bisogna verificare che la dichiarazione contenga proprio l’informazione richiesta dal capitolato e che riguardi il prodotto offerto, non una famiglia generica o un modello simile.
Anche nei progetti privati la dichiarazione è utile per protocolli ambientali, bilanci ESG, analisi LCA dell’edificio, certificazioni come LEED o BREEAM e gare tra fornitori. Il vantaggio più concreto, a mio avviso, è anticipare la raccolta dei dati: chiedere le EPD solo in fase di consegna spesso significa scoprire troppo tardi che il prodotto scelto non è documentabile.
Come confrontare materiali e strutture senza falsare il risultato
Il numero più basso non vince sempre. Un calcestruzzo con meno kg di CO2 per metro cubo può richiedere più materiale, avere una durata diversa o non garantire la stessa resistenza di un’alternativa. Il confronto corretto deve partire dalla funzione svolta nell’opera, non soltanto dal valore riportato in copertina.
| Controllo | Perché conta |
|---|---|
| Unità dichiarata | 1 kg, 1 m3, 1 m2 e 1 metro lineare non sono intercambiabili. |
| PCR e norma | Regole diverse possono produrre risultati non direttamente confrontabili. |
| Moduli inclusi | Una EPD A1-A3 non equivale a una che include cantiere e fine vita. |
| Prestazione tecnica | Resistenza, isolamento, durata e sicurezza definiscono quanta quantità serve davvero. |
| Stabilimento e dati | Energia, mix elettrico, materie prime e distanza cambiano da un sito produttivo all’altro. |
| Data di validità | Una dichiarazione scaduta o superata da una revisione può non essere accettata. |
Per esempio, confrontando due isolanti guarderei non solo il GWP, ma anche la resistenza termica ottenuta con lo stesso spessore, la durata prevista, la densità, il comportamento al fuoco e la gestione a fine vita. Nel caso dei cavi valuterei la sezione realmente necessaria, la massa di rame o alluminio, la lunghezza installata e il contributo degli accessori esclusi dalla dichiarazione.
La EPD non dice quale prodotto scegliere in ogni situazione. Fornisce dati per una decisione più trasparente, ma la decisione resta legata a progetto, prestazioni, disponibilità, costo, manutenzione e condizioni del cantiere.
Gli errori che riducono il valore della dichiarazione
- Confondere una EPD con un marchio ecologico o con una certificazione energetica dell’edificio.
- Usare una EPD di una famiglia di prodotti per dimostrare la conformità di un articolo non incluso.
- Confrontare valori espressi in unità diverse, per esempio kg di prodotto contro metro quadro di superficie.
- Ignorare i moduli mancanti e confrontare una valutazione parziale con una completa.
- Considerare automaticamente comparabili EPD sviluppate secondo PCR o programmi differenti.
- Verificare solo il logo senza controllare scadenza, PCR, verificatore e sito produttivo.
- Prescrivere una EPD nel capitolato senza indicare quale informazione ambientale debba essere dimostrata.
Un errore frequente nasce anche dal cosiddetto contenuto riciclato. La percentuale dichiarata non basta se non sono chiari metodo di calcolo, origine del materiale e confini del dato. Nei lavori soggetti a CAM, queste informazioni devono essere coerenti con il criterio applicato e con la documentazione richiesta in gara.
La scelta giusta parte dal capitolato e arriva al prodotto
Prima di chiedere un’EPD al fornitore, definirei quattro elementi: prodotto preciso, unità funzionale, indicatori necessari e fase del progetto in cui il documento dovrà essere consegnato. Questa piccola verifica evita di acquistare una dichiarazione formalmente valida ma inutilizzabile per il calcolo ambientale o per la verifica CAM.
Per chi lavora su materiali e strutture, il metodo più solido è integrare EPD, scheda tecnica, DoP, quantità di progetto e condizioni di posa. L’EPD misura l’impatto del prodotto, non sostituisce il giudizio del progettista: il risultato migliore nasce dall’incrocio tra dati ambientali verificati e prestazioni realmente necessarie all’opera.