In cantiere, in officina o durante l’uso di macchinari rumorosi, l’udito può danneggiarsi anche senza dolore immediato. Qui chiarisco che cosa sono gli otoprotettori, come funzionano, quali modelli esistono e come sceglierli in modo corretto secondo le esigenze della sicurezza sul lavoro.
La protezione dell’udito dipende dal dispositivo ma anche da come viene usato
- Gli otoprotettori sono DPI progettati per ridurre l’esposizione al rumore.
- Le soluzioni principali sono inserti auricolari, cuffie antirumore e sistemi combinati.
- Il valore SNR in decibel indica l’attenuazione dichiarata, ma non basta da solo per scegliere.
- Sopra gli 85 dB(A) di esposizione giornaliera entrano in gioco obblighi più rigorosi per l’uso dei protettori.
- Un dispositivo troppo isolante può ostacolare comunicazione, allarmi e percezione dei pericoli.

Che cosa sono gli otoprotettori e a cosa servono
Gli otoprotettori sono dispositivi di protezione individuale dell’udito. Il loro compito è attenuare l’energia sonora che raggiunge l’orecchio, riducendo il rischio di ipoacusia, acufeni e altri disturbi legati all’esposizione prolungata o improvvisa al rumore.
Non eliminano completamente i suoni e non trasformano un ambiente rumoroso in un luogo silenzioso. Un buon dispositivo riduce il rumore a un livello più sicuro, lasciando però la possibilità di percepire, quando necessario, la voce dei colleghi, gli allarmi e i segnali delle macchine.
Nel lavoro edile e impiantistico la protezione può servire durante l’uso di martelli demolitori, carotatrici, seghe, smerigliatrici, compressori, perforatrici e macchine movimento terra. Anche un’esposizione breve, se caratterizzata da rumori impulsivi molto intensi, può essere rischiosa.
Inserti auricolari
Gli inserti, spesso chiamati tappi, si inseriscono nel condotto uditivo. Possono essere in schiuma espandibile, preformati in materiali riutilizzabili oppure collegati a un archetto.
Sono leggeri, economici e adatti a chi deve indossare altri DPI sul capo. Il limite principale è la corretta applicazione. Un inserto inserito male può offrire una protezione molto inferiore a quella indicata sulla confezione, anche se il prodotto è certificato.
Cuffie antirumore
Le cuffie coprono completamente il padiglione auricolare grazie a due coppe collegate da un archetto. Esistono anche modelli montati sul casco, utili quando il lavoratore deve usare contemporaneamente protezione della testa e dell’udito.
In genere sono più semplici da indossare correttamente rispetto agli inserti. Possono però risultare calde o ingombranti e creare problemi di compatibilità con occhiali, visiere, maschere e altri dispositivi.
Protezione doppia
In presenza di rumore molto elevato o impulsivo si possono usare insieme inserti e cuffie. La protezione combinata non si ottiene sommando semplicemente i due valori SNR, quindi la scelta deve partire dalla valutazione del rischio e dalle indicazioni del produttore.
La mia regola è evitare sia la sottoprotezione sia l’isolamento eccessivo. Se il lavoratore non sente un allarme o deve togliere continuamente le cuffie per comunicare, il sistema non sta funzionando bene dal punto di vista pratico.
Come scegliere tra inserti e cuffie antirumore
La scelta corretta dipende da intensità, frequenza e durata del rumore, oltre che dal tipo di attività. Non esiste un otoprotettore migliore in assoluto: esiste quello più adatto a una determinata esposizione e a una determinata persona.
| Soluzione | Punti di forza | Limiti principali | Situazioni tipiche |
|---|---|---|---|
| Inserti in schiuma | Leggeri, economici e facilmente sostituibili | Richiedono un inserimento preciso | Rumore continuo, lavori brevi o ambienti caldi |
| Inserti preformati | Riutilizzabili e semplici da pulire | Non si adattano allo stesso modo a tutte le orecchie | Uso frequente e attività con pause durante la giornata |
| Cuffie | Facili da controllare e da indossare | Ingombro, calore e possibile interferenza con altri DPI | Uso intermittente, rumore elevato e accesso a zone rumorose |
| Sistema combinato | Maggiore attenuazione complessiva | Riduce comfort e comunicazione | Rumori molto intensi o impulsivi |
Per attività lunghe preferisco una soluzione che il lavoratore riesca a mantenere indossata senza disagio. Il comfort non è un dettaglio: un dispositivo scomodo viene spostato, allentato o tolto proprio nei momenti in cui serve di più.
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Che cosa indicano SNR, H, M e L
Sulla documentazione tecnica si trovano diversi valori di attenuazione. L’SNR, cioè la riduzione semplificata del rumore, è un unico valore espresso in decibel. Le sigle H, M e L indicano invece l’attenuazione rispettivamente alle alte, medie e basse frequenze.
Un rumore prodotto da una smerigliatrice non ha necessariamente lo stesso profilo di quello generato da un motore diesel o da un martello pneumatico. Per questo non scelgo mai il modello guardando soltanto il numero più alto stampato sulla confezione.
In termini semplificati, se un ambiente misura 100 dB(A) e un protettore dichiara un SNR di 30 dB, il valore residuo non sarà automaticamente di 70 dB(A). L’effetto reale dipende da aderenza, modalità di misura, frequenze del rumore e uso effettivo.
Che cosa prevede la sicurezza sul lavoro in Italia
Il riferimento principale è il D.Lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro di valutare il rischio da rumore e di intervenire prima possibile alla fonte. Gli otoprotettori sono una misura importante, ma non sostituiscono la manutenzione delle macchine, l’isolamento acustico, la riduzione dei tempi di esposizione o l’organizzazione degli spazi.
I valori di riferimento dell’esposizione giornaliera, calcolata normalmente su 8 ore, aiutano a capire il livello di attenzione richiesto.
| Esposizione giornaliera | Conseguenza pratica |
|---|---|
| 80 dB(A) | Scatta il valore inferiore di azione. Il lavoratore deve ricevere informazione e formazione e gli otoprotettori devono essere disponibili. |
| 85 dB(A) | Si raggiunge il valore superiore di azione. La protezione dell’udito deve essere utilizzata secondo le procedure aziendali e le aree rumorose devono essere gestite con maggiore rigore. |
| 87 dB(A) | È il valore limite di esposizione, considerando l’attenuazione fornita dai DPI. Non deve essere superato. |
Per rumori improvvisi si considera anche la pressione acustica di picco, indicata spesso con il valore ppeak. È un aspetto importante durante demolizioni, lavorazioni metalliche, uso di esplosivi tecnici o attività con colpi e scoppi.
Gli otoprotettori destinati al lavoro devono essere conformi ai requisiti dei DPI e riportare la marcatura CE. Le famiglie di norme EN 352 riguardano, tra gli altri, cuffie, inserti e dispositivi montati sul casco, mentre la EN 458 fornisce indicazioni per selezione, uso, cura e manutenzione.
La responsabilità non ricade soltanto sul lavoratore. L’azienda deve scegliere dispositivi adeguati, consegnarli, mantenerli in buono stato, spiegare come usarli e verificarne l’effettiva applicazione. Il lavoratore, dal canto suo, deve indossarli correttamente e segnalare rotture, perdita di aderenza o difficoltà d’uso.
Gli errori che riducono davvero la protezione
Molti problemi non dipendono dal prodotto, ma da comportamenti apparentemente piccoli. La trappola più comune è pensare che un DPI certificato protegga allo stesso modo in qualunque condizione.
- Inserire male i tappi, lasciandoli parzialmente fuori dal condotto uditivo.
- Usare cuffie con cuscinetti rovinati o deformati.
- Spostare la cuffia per parlare e dimenticare di riposizionarla.
- Indossare occhiali o altri DPI che creano fessure tra coppa e testa.
- Condividere inserti riutilizzabili senza adeguata pulizia.
- Scegliere l’attenuazione massima senza considerare allarmi e comunicazioni.
- Usare lo stesso modello per rumori continui, intermittenti e impulsivi.
Gli inserti in schiuma vanno arrotolati, inseriti e mantenuti in posizione per alcuni secondi mentre si espandono. Le cuffie devono aderire completamente intorno all’orecchio, senza capelli, stanghette degli occhiali o cinghie che interrompano la tenuta.
Quando l’uso è quotidiano, consiglio di controllare periodicamente cuscinetti, archetti, cordini e confezioni. Un inserto sporco o una cuffia con guarnizione indurita non offre più la stessa protezione e può diventare anche una fonte di irritazione.
Il controllo finale prima di consegnare un otoprotettore
Prima di scegliere un modello, io verificherei almeno questi punti:
- il livello e lo spettro del rumore rilevato nella valutazione aziendale;
- la durata reale dell’esposizione durante il turno;
- la presenza di rumori impulsivi o di basse frequenze;
- la compatibilità con casco, occhiali, visiera e protezione respiratoria;
- la possibilità di comunicare e sentire gli allarmi;
- la facilità di pulizia, sostituzione e manutenzione;
- la capacità del lavoratore di indossare il dispositivo senza errori.
La scelta più efficace è quindi quella che combina attenuazione sufficiente, comfort e uso continuo. Un otoprotettore non serve a dimostrare che la sicurezza è stata considerata sulla carta, ma a proteggere davvero l’udito durante ogni ora di lavoro rumoroso.