Quando un incendio è ancora circoscritto, avere l’acqua già disponibile può fare una differenza concreta, ma solo se il dispositivo è ben scelto, accessibile e mantenuto efficiente. I naspi antincendio sono progettati proprio per offrire agli occupanti un primo mezzo di intervento, soprattutto nei luoghi di lavoro. In questo articolo chiarisco come funzionano, dove installarli, come si distinguono dagli idranti a muro e quali controlli servono per mantenerli affidabili.
Una bobina efficiente deve essere facile da raggiungere e coerente con il rischio
- Funzione del naspo: portare acqua sul principio d’incendio attraverso una tubazione semirigida già collegata alla rete.
- Norme principali: UNI EN 671-1 per il prodotto, UNI EN 671-3 per manutenzione e UNI 10779 per la rete idranti.
- Lunghezze comuni: 15, 20, 25 e 30 metri, con copertura da verificare sul progetto.
- Controlli: sorveglianza regolare, controllo periodico, prova funzionale e collaudo della tubazione.
- Limite essenziale: il naspo serve per un incendio iniziale e non autorizza ad affrontare fumo intenso o fiamme fuori controllo.

Che cos’è un naspo e come si usa in sicurezza
Il naspo è un sistema fisso composto da una bobina avvolgitubo, una tubazione semirigida, una valvola di intercettazione e una lancia regolabile. Il tubo resta collegato alla rete idrica e può essere srotolato senza dover assemblare manichette o raccordi, un vantaggio importante quando chi interviene ha pochi secondi per decidere.
I modelli più diffusi utilizzano tubazioni da DN 19 o DN 25, con lunghezze generalmente comprese tra 15 e 30 metri. La UNI EN 671-1 disciplina i requisiti del prodotto e prevede che la tubazione sia dotata di una lancia capace di interrompere il getto e di erogare acqua a getto pieno o frazionato.
La sequenza corretta durante un principio d’incendio
- Attivare l’allarme e avvisare le persone presenti.
- Chiamare il 112 o il 115, secondo le procedure adottate nella propria zona.
- Aprire la cassetta e srotolare il tubo verso il focolaio, mantenendo libera la via di fuga.
- Aprire la valvola e regolare la lancia, dirigendo l’acqua alla base delle fiamme.
- Interrompere l’intervento se il calore, il fumo o la velocità di propagazione diventano pericolosi.
Io considero fondamentale questo ultimo punto. Il naspo non sostituisce l’evacuazione e non deve essere usato da una persona non formata che si trova davanti a un incendio già sviluppato. La sua utilità reale sta nel guadagnare tempo nelle fasi iniziali, senza esporre inutilmente gli addetti.
Dove installarlo e quando può essere la scelta giusta
La posizione conta quasi quanto il dispositivo. Una cassetta nascosta dietro materiali, chiusa da una serratura difficile o collocata in un corridoio ingombro può risultare inutilizzabile proprio nel momento critico. Il punto di installazione deve essere visibile, segnalato, accessibile e libero da ostacoli.
La scelta dipende dal rischio dell’attività, dalla geometria dell’edificio, dalla rete idrica e dalla strategia antincendio prevista dal progetto. Il Codice di prevenzione incendi, approvato con il D.M. 3 agosto 2015, non porta a installare automaticamente un naspo in ogni ambiente. La necessità viene valutata in base all’attività e alle prestazioni richieste.
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Le configurazioni più comuni
| Configurazione | Caratteristiche | Quando è utile |
|---|---|---|
| A parete | Cassetta sporgente, semplice da individuare e installare. | Edifici esistenti, autorimesse, laboratori e corridoi tecnici. |
| Da incasso | Cassetta inserita nella muratura, con minore ingombro. | Nuove costruzioni o ambienti dove la larghezza dei passaggi è critica. |
| Orientabile | Bobina che facilita lo srotolamento in più direzioni. | Spazi ampi o con percorsi di intervento non lineari. |
| Automatico | L’apertura dell’alimentazione può essere collegata al movimento della bobina, secondo il modello. | Installazioni dove si vuole ridurre il numero di manovre iniziali. |
Una lunghezza maggiore non risolve da sola il problema della copertura. Un tubo da 30 metri può essere più difficile da manovrare e non garantisce che ogni punto sia raggiungibile. Io partirei sempre dalla planimetria, verificando distanze, ostacoli, porte tagliafuoco e pressione disponibile prima di scegliere il modello.
Naspo o idrante a muro per la sicurezza sul lavoro
Naspo e idrante a muro appartengono alla stessa famiglia di sistemi idrici, ma non sono equivalenti. Il primo utilizza una tubazione semirigida già avvolta sulla bobina; il secondo impiega normalmente una manichetta flessibile da srotolare e collegare alla lancia. Questa differenza influenza rapidità d’uso, portata, ingombro e livello di addestramento richiesto.
| Criterio | Naspo | Idrante a muro |
|---|---|---|
| Tubazione | Semirigida e già collegata | Flessibile, normalmente ripiegata |
| Avvio | Rapido, con srotolamento e apertura della valvola | Richiede una preparazione maggiore |
| Uso tipico | Principi d’incendio affrontabili dagli occupanti formati | Situazioni che richiedono maggiore portata e addestramento |
| Ingombro | Generalmente più contenuto | Può richiedere più spazio operativo |
| Limite | Non adatto a ogni scenario o classe di rischio | Più complesso per personale inesperto |
La portata e la pressione non devono essere scelte “a catalogo”. Devono risultare dal dimensionamento della rete secondo la UNI 10779, considerando alimentazione idrica, contemporaneità degli erogatori, perdite di carico e sviluppo dell’edificio. Un naspo tecnicamente conforme, ma alimentato in modo insufficiente, resta un presidio solo sulla carta.
Norme, controlli e manutenzione da non rimandare
Per il prodotto il riferimento principale è la UNI EN 671-1. La progettazione della rete fa capo alla UNI 10779, mentre la UNI EN 671-3 indica criteri e attività per la manutenzione dei naspi e degli idranti a muro.
Nel luogo di lavoro si applicano anche gli obblighi generali del D.Lgs. 81/2008 e i criteri del D.M. 1 settembre 2021, aggiornati dalle successive modifiche. La manutenzione deve essere affidata a un tecnico manutentore qualificato o a un’impresa competente, con registrazione degli interventi nel registro dei controlli.
| Attività | Che cosa comprende | Frequenza di riferimento |
|---|---|---|
| Sorveglianza | Accessibilità, integrità della cassetta, presenza della lancia, leggibilità delle istruzioni e assenza di perdite. | Regolare, secondo piano aziendale e rischio |
| Controllo periodico | Verifica tecnica di componenti, valvola, bobina, tubo, lancia e segnaletica. | In genere ogni 6 mesi |
| Prova funzionale | Controllo dell’erogazione, della pressione e della portata della rete. | Almeno entro 12 mesi |
| Collaudo della tubazione | Prova di resistenza e tenuta secondo la norma applicabile. | Normalmente ogni 5 anni |
Le scadenze vanno comunque confrontate con progetto, manuale del fabbricante e valutazione del rischio. In ambienti aggressivi, freddi, polverosi o soggetti a urti possono servire controlli più ravvicinati. Una piccola perdita, una bobina bloccata o una lancia ostruita sono anomalie da eliminare subito, non da annotare per il controllo successivo.
Come scegliere il modello evitando gli errori più costosi
Prima di acquistare, chiederei almeno quattro informazioni al progettista o al manutentore. Servono il tipo di rete, la pressione disponibile, la copertura necessaria e le condizioni ambientali del punto di posa. Solo dopo ha senso valutare diametro, lunghezza, materiale della cassetta e tipo di lancia.
- Verificare la conformità del prodotto alla UNI EN 671-1 e la documentazione del fabbricante.
- Scegliere la lunghezza in base alla copertura effettiva, non per semplice preferenza.
- Controllare che la cassetta possa aprirsi completamente e che il tubo si srotoli senza impigliarsi.
- Prevedere segnaletica visibile anche in condizioni di emergenza.
- Proteggere il sistema da gelo, corrosione, urti e manomissioni.
- Inserire il presidio nel piano di emergenza e nel registro dei controlli.
L’errore che più spesso segnalo riguarda la confusione tra marcatura del componente e adeguatezza dell’intero impianto. Un apparecchio certificato non dimostra che la rete abbia pressione sufficiente, che la posizione sia corretta o che gli addetti sappiano utilizzarlo.
Anche il costo va letto con attenzione. Il prezzo del solo apparecchio può sembrare contenuto, mentre fornitura completa, opere murarie, collegamento alla rete, segnaletica e verifiche possono portare un’installazione DN 25 da 20 metri oltre 1.000 euro in alcuni prezzari tecnici. È una cifra indicativa, non un listino universale, perché materiali, accessibilità del cantiere e dimensionamento della rete cambiano molto il risultato.
La bobina funziona davvero solo se fa parte del sistema di sicurezza
Un naspo ben posato può offrire una risposta rapida a un principio d’incendio, ma la sua efficacia nasce dall’insieme di progetto, manutenzione, accessibilità e formazione. Se manca anche uno solo di questi elementi, la presenza della cassetta rischia di diventare una falsa sicurezza.
La scelta più prudente è far verificare il sistema da un professionista antincendio, formare gli addetti e controllare periodicamente che il dispositivo sia pronto all’uso. In caso di dubbio durante un’emergenza, la priorità resta sempre l’allarme, l’evacuazione e la chiamata dei soccorsi.